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INCREDIBILE CHE POSSA ESISTERE ! che fare, se non denunciare quello che sta ' accadendo, diffondendo il più possibile queste immagini.
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Riporto da Ecoblog.it: «Ogni anno, dal 1709, le acque delle isole Fær Oer, arcipelago danese a sud dell’Islanda, si tingono di rosso. Non per strani fenomeni di inquinamento marino, ma a causa dell’uccisione di molte centinaia di balene pilota, macellate dagli stessi abitanti, spesso adolescenti, che dimostrano così di entrare a far parte nell’età adulta. La crudele mattanza non ha infatti scopi commerciali, in quanto la carne di questi cetacei, inquinata da tossine e metalli pesanti, non è conforme agli standard dell’Unione sugli alimenti per il consumo umano. La balene pilota, molto socievoli con l’uomo, vengono attirate nelle baie, spesso usando dei motoscafi che disorientano l’intero gruppo di cetacei. Una volta arenate sulla riva, vengono circondate ed uccise a colpi di ascia e uncini. Sebbene le balene del Nord Atlantico siano considerate specie protetta dalla “Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats”, le Fær Oer hanno un proprio governo che stabilisce indipendentemente le regole della caccia. Ogni anno, quindi, vengono uccisi fino 2000 animali, sconvolgendo equilibri e mettendo in pericolo l’intera specie, visto che spesso i piccoli che scampano alla caccia, sono comunque condannati a morte».
Da un articolo sul “Corriere della Sera” di Stefano Rodi: «La caccia alle "balene pilota", nelle isole Fær Øer, arcipelago danese a sud dell'Islanda, ha modalità tutte sue. Non si inseguono i cetacei in mare aperto: li si aspettano a terra, quando si avvicinano alle coste in cerca di cibo, li si circondano, e inizia così una vera e propria mattanza a colpi di ascia e uncini. E' una tradizione che va avanti, ogni anno, sicuramente dal 1709 anche se le prime testimonianze documentate risalgono alla fine del '500. L'uccisione di questi cetacei avviene in un territorio che si trova sotto la giurisdizione della Danimarca, ma queste isole di fatto godono di ampia autonomia, soprattutto se tratta di questioni legate all'ambiente e alla pesca.
LE BALENE PILOTA - Le balene-pilota, note anche come globicefali o deflini-balena, raggiungono la lunghezza di 5-7 metri e possono raggiungere un peso di oltre due tonnellate. Si muovono in branchi numerosi, composti per lo più da femmine adulte con i propri piccoli, e vivono mediamente 50 anni e sono animali molto socievoli. Questi pacifici delfini abitano tutti i mari del mondo, eccetto che nelle acque troppo fredde dei poli.
LA DENUNCIA - «L'orribile macellazione annuale di migliaia di balene pilota indifese ogni anno nelle isole Fær Øer - ha denunciato la Sea Shepherd Conservation Society - è altrettanto crudele come la macellazione del delfino effettuata dai giapponesi nelle Taiji. Si vedono le baie tinte di rosso del sangue e si sentono le urla delle balene pilota ferite mortalmente. E' uno spettacolo mostruoso ed è una oscenità abbracciata completamente dal governo danese e da molta gente danese». Secondo Alessandro Giannì, responsabile della campagna mare di Greenpeace, «questo tipo di caccia non rientra certo nelle dimensioni di attività finalizzata al sostentamento della popolazione locale. Spesso si usa questa motivazione, come è già accaduto nell'arcipelago Norvegese delle isole Lofoten, ma quando poi si va a controllare si verifica che i numeri e il giro d'affari smentiscono totalmente questa versione».
Testo tratto da Ecologiae.com, da dove è possibile accedere anche ad un drammatico video YouTube: «Di immagini crude che documentino la ferocia e la barbarie di cui è capace l’uomo contro le altre specie viventi ne abbiamo diffuse molte: dal massacro delle foche che si perpetua ogni anno in Canada, alla strage degli elefanti in Africa, alla mattanza delle tigri appese come maiali a testa in giù per rifornire il mercato alimentare esotico dei cinesi ricchi.
Oggi vogliamo denunciare un’altra efferata e insensata usanza che si ripete annualmente nelle isole Far Oer, in Danimarca: l’uccisione di centinaia di balene, arpionate e accoltellate in massa da decine di persone, accorse come per un rito, a quello che per loro è un giorno di festa, per i poveri mammiferi un giorno rosso di sangue, un eccidio brutale ed inspiegabile. L’uomo nasce cacciatore, diranno alcuni, ed è normale che si pratichi la pesca, che si vada a caccia e che si cibi di altre specie viventi. Fin qua ci siamo. Ma come insegnavano gli indiani d’America, i primi veri ecologisti, non bisogna prendere più del necessario da Madre Natura, rispettando ogni animale, ogni pianta come fosse sacra, perché necessaria alla nostra sopravvivenza.
Uccidere gli elefanti per farne bacchette d’avorio, assassinare le tigri per servirle ad un nababbo in camera con la sua amante, massacrare tenerissimi cuccioli di foca per ricavarne pellicce per signore facoltose non è lo stesso che uccidere un orso, come facevano anticamente gli indiani, per ricavarne un cappotto per ripararsi dal gelido inverno. Così come c’è un’enorme differenza tra pescare per la sussistenza di una popolazione e compiere un massacro scellerato per perpetuare una stupida tradizione. Così come è diversa la modalità con cui potrebbero essere soppressi questi poveri e stupendi animali marini, senza farne un giorno di festa, senza compiacersi e ridere alla vista delle balene sgozzate. Questo non è istinto di sopravvivenza, questa è crudeltà, pura, spietata, senza paragoni in nessun’altra specie vivente.
Le balene sono animali sensibili e socievoli e hanno, particolare non trascurabile, un sistema nervoso molto sviluppato che le porta a soffrire il dolore, il terrore e le sofferenze in maniera molto accentuata. Ogni anno nelle Far Oer, i grossi mammiferi vengono attirati nelle baie, disorientando un intero gruppo con la cattura della balena pilota, vengono guidati e disorientati dai motoscafi (condotti solitamente da islandesi), costretti ad arenarsi sulla riva. Qui ha inizio il bagno di sangue. Martelli del peso di 2,2 chilogrammi percuotono ripetutamente gli animali ancora vivi, per far penetrare nella carne fresca uncini perforanti. Successivamente coltelli di 15 centimetri vengono impiegati per trapassare le carni e spaccare letteralmente la spina dorsale. La baia si riempie di sangue stagnante e di balene sofferenti e morenti tra i più atroci dolori. Il tanfo di morte è insopportabile. Gli abitanti delle Far Oer celebrano il massacro delle loro vittime in un’atmosfera carnevalesca di intrattenimento. Spesso ai più piccoli viene concesso un giorno di festa a scuola per assistere all’evento e godere dello spettacolo. Decine di bambini corrono sulla spiaggia, nella baia, e saltano e giocano e gioiscono sulle carcasse sanguinanti delle balene. Ogni anno trovano la morte nelle Far Oer circa 2.000 balene. Le Far Oer, a metà strada tra le isole Shetland e l’Islanda, malgrado siano un protettorato della Danimarca, hanno un loro governo indipendente che regola anche questa stupida mattanza annuale. Le balene del Nord Atlantico sono considerate una specie protetta dalla Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats. Uccidendo anche più di cento balene per volta interi gruppi vengono disorientati, sconvolgendo gli equilibri, i cicli riproduttivi, dividendo intere famiglie e condannando a morte i piccoli della specie.
Gli abitanti delle Far Oer, dato ancora più sconcertante, non vivono del ricavato della vendita di carne di balena, perché non può essere esportata negli altri Paesi Europei, dal momento che viene ad essere inquinata da tossine e metalli pesanti e non è pertanto conforme agli standard dell’Unione sugli alimenti destinati al consumo umano. La mattanza delle balene è dunque un atto totalmente gratuito, crudele e assurdo. L’unica cosa che possiamo fare per fermare lo scempio è diffondere quanto più possibile questi dati e queste terribili immagini. Pubblicatele sui vostri siti, sui blog, sugli spaces, inviatele via mail ai vostri amici. Se i network di informazione nazionali perdono pagine e servizi interi per intenerire con la storia di una balena che ha scambiato una barca per la mamma, cosa dovremmo fare con queste immagini, ben più terribili e scioccanti? E’ necessario rendersi testimoni e diffondere questa vergogna, per arrivare a fermarla e a condannarla senza scusanti. Mi auguro che queste immagini scuotano la sensibilità di più coscienze e che vorrete unirvi al nostro grido di protesta e di ferma condanna».
Da Wikipedia estraggo utili indicazioni geografiche: «Le Isole Fær Øer sono un arcipelago che si trova nel nord dell'oceano Atlantico tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda. Sono diventate una regione autonoma del Regno di Danimarca dal 1948 e, nel corso degli anni, hanno ottenuto il controllo su quasi tutte le questioni di politica interna, tranne la difesa (con l'eccezione di una piccola forza di polizia e guardia costiera, non hanno una forza militare organizzata, che rimane responsabilità della Danimarca) e gli affari esteri. Le Fær Øer prendono il loro nome da una delle aree del mare britannico. Hanno legami tradizionali con l’Islanda, le Shetland e le Orcadi, le Ebridi e la Groenlandia. L’arcipelago si separò politicamente dalla Norvegia nel 1815. Le Fær Øer hanno i loro propri rappresentanti nel Consiglio Nordico.
Le Fær Øer e la Danimarca
Il Trattato di Kiel del 1814 pose fine all’unione tra Danimarca e Norvegia. La Norvegia passò sotto il controllo del Re di Svezia, ma le Isole Fær Øer, l’Islanda e la Groenlandia rimasero in mani danesi. In seguito a questi eventi, il Løgting fu sciolto nel 1816, e il governo delle Fær Øer divenne quello di una regione della Danimarca, con un Prefetto incaricato del controllo delle isole. Nel 1852 il Løgting venne ristabilito, ma fino al 1948 non ebbe altri poteri al di fuori di quelli consultivi. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, parte della popolazione era favorevole all’indipendenza dalla Danimarca, ed il 14 settembre 1946 si tenne un referendum sull'eventuale secessione. Era la prima volta in cui i Faroesi avevano l’opportunità di esprimersi a favore dell’indipendenza, o di scegliere di continuare a far parte del Regno di Danimarca. Il risultato del referendum produsse una piccola maggioranza a favore della secessione, ma fu immediatamente seguito da alcuni eventi che impedirono di portare a termine la separazione dalla Danimarca. La maggioranza nel parlamento faroese cadde e, in seguito a nuove elezioni, i partiti contrari all'uscita dal Regno di Danimarca, avendo visto crescere il loro elettorato, formarono una coalizione e decisero di non approvare la secessione. Al suo posto venne raggiunto un compromesso e il parlamento danese approvò un regime di ampia autonomia, detto anche Home Rule, che entrò in vigore nel 1948. Le isole Fær Øer cessarono così di essere considerate una dipendenza della Danimarca, ottennero un ampio controllo sui propri affari ed un sostegno economico annuale non irrilevante dalla Danimarca. Gli isolani sono a tutt’oggi divisi tra quelli favorevoli all’indipendenza e quelli che preferiscono continuare ad essere parte del Regno di Danimarca, con numerose opinioni intermedie. Alcuni sono a favore di un'immediata ed unilaterale dichiarazione d'indipendenza, altri ritengono sia necessario raggiungere l'autonomia gradatamente e in pieno consenso con il governo danese. Sono anche molti coloro che accettano di buon grado un graduale incremento dell'autonomia, ma sempre mantenendo un forte legame con la Danimarca.
Le Isole Fær Øer e l’UE
Le Isole Fær Øer non sono parte dell’UE, come viene esplicitamente dichiarato nel Trattato di Roma. Inoltre, un protocollo al trattato di adesione della Danimarca alla Comunità Europea afferma che i cittadini danesi che risiedono nelle isole Fær Øer non devono essere considerati come tali ai sensi del trattato. Quindi, i danesi che vivono nelle Fær Øer non sono cittadini dell’Unione Europea. Le Fær Øer hanno tuttavia aderito al Trattato di Schengen, che consente la libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione.
Economia
Dopo un periodo di crisi economica nei recenti anni 90, che ha portato ad un drastico calo dell’attività di pesca, negli ultimi pochi anni le Isole Fær Øer si sono riprese, e la disoccupazione è scesa al 5% a metà 1998. Tuttavia, la quasi totale dipendenza nella pesca fa sì che l'economia resti estremamente vulnerabile. I Faroesi sperano di ampliare la loro base economica costruendo nuove strutture per il processo dei prodotti ittici. Il petrolio trovato vicino alle Fær Øer dà una speranza per l'esistenza di giacimenti nell'area circostante, che potrebbero garantire una sicura prosperità economica. Dal 2000, sono stati promossi nelle Isole la tecnologia dell’informazione ed alcuni progetti economici per attrarre nuovi investimenti. Il risultato di questi progetti non è ancora noto, ma si spera possa portare una migliore economia di mercato nelle Isole Fær Øer. Le Fær Øer hanno una bassa percentuale di disoccupazione, ma questo non è necessariamente segno di un riconversione economica, dal momento che giovani e studenti si spostano in Danimarca e in altri paesi una volta terminata la scuola dell'obbligo. Rimane nelle Isole una fascia di popolazione di età medio-alta, che non ha gli strumenti e le conoscenze per espandere l’utilizzo delle tecnologie moderne nelle Faroe. La caccia alle balene, o Grindadráp, è una delle attività principali dei faroesi».
Sempre da Wikipedia, sulle cui eventuali incongruenze non entro, traggo notizie specifiche sulla caccia alle balene, detta grindadràp, che riveste una particolare rilevanza nella “cultura” di questa remota regione del mondo: «La parola faroese Grindadráp viene tradotta come caccia alle balene. Questa è infatti una delle più grandi risorse economiche del XX secolo delle isole Fær Øer, arcipelago situato nell’Oceano Atlantico appartenente alla Danimarca. Quest'attività è stata approvata dalle autorità faroesi e dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene. Circa 950 balene dalle pinne lunghe (Globicephala melaena) sono state uccise ogni anno, molte delle quali durante l’estate. Più raramente sono state cacciate specie come le balene dal naso a bottiglia (Hyperoodon ampullatus) e delfini dai fianchi bianchi atlantici (Lagenorhynchus acutus). La caccia alle balene non è un’attività commerciale, ma è considerata un hobby; tutti possono parteciparvi. Inizialmente i cacciatori di balene le cacciavano a bordo di barche disposte nell'acqua in posizione circolare. Oggi le barche si dispongono sparse nelle baie o nei fiordi. La maggior parte dei faroesi considerano importante la caccia alle balene: infatti, essendo una tradizione molto antica, gli abitanti pensano che vada mantenuta. Nonostante tutto, molte comunità lottano per la tutela di questi mammiferi marini. I cacciatori, però, hanno fatto in modo che i giornalisti sappiano il meno possibile di quest'attività, per evitare maggiori critiche».
Il testo che segue, segnalato da un Lettore, è purtroppo in lingua inglese e non ho il tempo per tradurlo. Se qualcuno vuol farlo, sostituirò il testo inglese con il testo tradotto che è della BBC: «As we crested the hill, the mist cleared and there below lay the sea and the rooftops of Torshavn, the capital of the Faroes. Earlier that day, only two battered Russian trawlers lay at anchor in the bay. Now, countless small boats, in a crescent-shaped curve, were motoring towards a beach below the town. In front of them, the sea heaved and boiled, the occasional black shape emerging from the water. Samal, the driver, knew immediately what was happening. "The whales have come at last," he said. For centuries the people of the Faroes, an isolated archipelago halfway between Scotland and Iceland, have hunted the pilot whale. Highly social animals, the whales travel in pods of up to 200, following their favourite prey of squid, whiting and mackerel. Once a group is sighted in the narrow channels and fjords of the Faroes, islanders drop whatever they are doing and rush to their boats to encircle the whales and drive them onto a beach. Here, in the shallows, men dispatch the animals in a welter of blood and spray by severing their spinal cords with sharp knives in a spectacle strictly not for the squeamish. We drove on down to the shore where the sea was already bright pink with whale blood. Lying along the edge of the beach were rows of black carcasses, some more than five metres long and each with a gaping wound just behind the head.
Crowds of people looked on, small children climbing onto the dead whales, which had grinning mouths lined with small sharp teeth. There was a sudden flurry of activity, and a black tail arched up - amidst a group of men standing up to their waists in the freezing water - to splash back finally into the sea with a spray of bloody foam. The last whale of the pod had been killed and now, surprisingly quickly, the corpses were tied to boats to be towed to the harbour of Torshavn. The crowd, looking slightly subdued I thought, dispersed, wending their way home in the soft summer twilight of the high northern latitudes. One man looked at my camera and asked suspiciously: "You're not from Greenpeace are you?" Animal rights activists have called for Faroese whaling to be banned, and make frequent attempts to disrupt the hunt. Next morning at 0600, more than 1,000 people gathered on the quay where the whales lay in rows, each now numbered neatly with Roman numerals cut into the thick blubber. Whale meat is never sold on the Faroes, for the catch is divided out amongst people in the community and any surplus given to hospitals and old people's homes. Working in small family groups, the grisly process of butchering the whales began, the black skin and white blubber peeling away to reveal dark red meat which steamed in the chill air. In less than three hours, 138 whales, from babies to mature adults, were neatly dissected. Then bulldozers arrived to remove the bones left on the quay. There was very little waste, one man told me as he stacked his share into a pickup, for more than 90% of each animal was consumed. He was, he said, going to dry his portion of whale meat in the traditional way so it could be eaten by his family over the winter. That night I sat with Faroese friends and tried some dried whale meat from a previous hunt. It was almost black and very chewy with a slight oily after-taste. What, I wondered, did they think of the attempts by animal rights activists to ban whale hunting outright? They had no doubts.
With 800,000 pilot whales in the North Atlantic and with rarely more than 2,000 a year taken in the Faroes, the whale population was not under threat. Had I, they asked pointedly, ever gone to an abattoir in my country and seen the industrial daily slaughter of thousands of farm animals? Ironically, rights activists and Faroese do agree on one thing. The recent discovery of high levels of mercury, insecticides and other toxins in pilot whales means that whale meat consumption may have to be reduced. Pregnant mothers on the islands have been counselled not to eat it. Surely, my friends pointed out, rather than attempting to block a traditional and sustainable harvest, environmentalists would better focus their energies on preventing the slow poisoning of the seas, which in the long run pose a far greater threat to the whales, and to us all».
Noto che questo mio post ha avuto un numero di visite superiori alla media. Si tratta tuttavia di qualcosa che dietro espressa richiesta io mi sono limitato solo a diffondere con la veste grafica che mi è propria. Di solito tratto altri temi di natura civile e politico, meno a carattere ambientale. La “mattanza delle balene” è certamente qui tale da suscitare la nostra indignazione ed il nostro sconcerto. Alle informazioni date vorrei aggiungere alcune mie riflessioni personali. Quando mi si chiede se sono credente o non credente, cattolico o non cattolico, provo fastidio per queste genere di domande. Certo non mi dichiaro “ateo devoto” alla Ferrara, una stupidaggine di cui mi sfugge il senso o il contesto in cui è nata. Mi piace però pensare a quel sentimento religioso che era proprio del mondo precristiano. Ve lo immaginate voi il mare come regno di Nettuno?
Come essa stessa stessa una divinità popolata di divinità di ogni genere. Noi oggi abbiamo perso quel tipo di religiosità sopraffatti dal monoteismo dominante, ovvero da ter grandi monoteismi che si contendono il governo delle nostre coscienze: ebraismo, cristianesimo, Islam. Io credo che se noi tutti fossimo rimasti “pagani” probabilmente oggi avremmo un maggiore rispetto per la natura e gli esseri che popolano il mondo. Ma può darsi che mi sbagli. Voi che ne dite? Se volete, potete lasciare i vostri commenti.


BENCHE' QUESTO SEMBRI INCREDIBILE, OGNI ANNO, QUESTO MASSACRO BRUTALE E SANGUINARIO SI RIPRODUCE NELLE ISOLE FEROE, CHE APPARTENGONO ALLA DANIMARCA. LA DANIMARCA, UN PAESE SUPPOSTO 'CIVILIZZATO', MEMBRO DELL'UNIONE EUROPEA. TROPPE POCHE PERSONE AL MONDO CONOSCONO QUESTO AVVENIMENTO ORRIBILE E DEPROVEVOLE CHE SI RIPETE OGNI ANNO. QUESTO MASSACRO SANGUINARIO E' IL FRUTTO DI GIOVANI UOMINI CHE VI PARTECIPANO PER DIMOSTRARE DI AVER RAGGIUTNO L'ETA' ADULTA (!!). E' ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE CHE NON SIA FATTO NIENTE AFFINCHE ' QUESTA BARBARIE CESSI. UNA BARBARIE CONTRO I DELFINI CALDERONES, UN DELFINO SUPER INTELLIGENTE E SOCIEVOLE CHE SI AVVICINA ALLA GENTE PER CURIOSITA'.
INVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI. VERGOGNA ALLA DANIMARCA !!!





